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Scrittori

Scrittori, li riconosci subito.
Come colti da una folgorazione prendono il primo pezzo di carta, trovano una penna (accidenti sta finendo l’inchiostro), scelgono la posizione più comoda e buttano giù righe su righe.
Che sia un taccuino rosso, un pezzo di carta marrone scuro, un tovagliolo, non importa, tutto fa comodo per trascrivere i pensieri.
Frenetici corrono sulla carta, rincorsi dalla mano che li verga di nero, blu, verde.
Scorrono gli occhi sul piccolo mondo che si crea, duro è il segno che cancella le parole inadatte.
Lungo è il silenzio alla ricerca della parola giusta.
Ed ecco che si gira la pagina, un nuovo bianco da sconfiggere, un campo da seminare..
A troppo grosse, Z storte, tozze D e T, schieramenti di F, B e C compaiono, ordinate e disordinate sulla carta porosa.
È preso dalla febbre, lo vedresti chino su quel foglio per tutto il giorno, isolato dal mondo e per questo ancora più vicino a ciò che lo circonda.
La pagina volge al termine, il taccuino si sta esaurendo, il fazzoletto ormai è pieno e della penna non rimangono che poche gocce d’inchiostro.
Cosa fari ora caro scrittore?
Gioca con la penna, la fa danzare tra le dita, la scuote pregando per un’ultima frase.
L’abbraccia, la fa volare in cielo, la raccoglie, cade, la perde, no, la ritrova.
Quando il tuo si svuota sa che dovrà prenderne un’altra e sa che questa non sarà come la precedente.
Ogni penna è una storia d’amore, con dolci momenti e dolorose separazioni.
E quando uno scrittore vede un suo simile scrivere gli prende una voglia, un desiderio di mettere un punto e una virgola.
Sorride sapendo che anche l’altro sta vivendo la stessa esperienza.
Una gara a chi finisce per ultimo?
Forse solo la frenesia che trascina in avanti, giusto la durata della canzone preferita.
E quando guarda quelli più giovani divorare pagine su pagine allora si ricorda di quando, un tempo, c’era lui al loro posto.
La passione negli occhi brucia, le mani tremano, macchiate dall’inchiostro della fidata amante.
E poi la gente si chiede se ciò che scrivi lo fai per te? Per chi dovrebbe respirare una persona se non per se stessa.


Commenti

Anonimo ha detto…
Una volta ho avuto il piacere di osservare questo ragazzo in uno dei suoi "attacchi frenetici", stavo studiando i disturbi d'ansia e quello che ho visto sembrava proprio una compulsione. La compulsione è un rituale che placa l' ansia che scaturisce da un pensiero fisso, irrompente, un impulso...
Scrivere forse è la tua "compulsione", quello che da cara amica posso augurarti è di non curarla mai, di non guarire.
Ti voglio tanto bene
Tom Blaze ha detto…
Vedrò di non curarla mai, grazie mille.

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È vero, i mesi sono passati, non so quanti...non voglio sapere quanti, non voglio contarli, perchè non sarebbe utile, anche se so già quanti sono cerco di dimenticarli. Se sono qui a scrivere vuol dire che non me la sto passando troppo bene, che tutto quello che ho fatto adesso è servito solo a distrarmi, non ad affrontare il tumulto che ho dentro. Penso ancora, non mi fermo mai di pensare. Vedo ancora, ogni persona cambia sotto il potere dei miei sentimenti. Va meglio? Va peggio? Non lo so, non credo di essere ancora in grado di capirlo. Ci vorrà del tempo, non so quanto, le cose cambieranno, perchè tutto cambia, quindi andrò avanti. E di nuovo me lo ripeto, quanto non ci credo, veramente tanto. Ora avrei solo un egoistico desiderio.

Fossi un albero

Uno strumento può avere una personalità? Può essere visto come un essere vivente? In mano a questi stregoni gli oggetti inanimati prendono vita. Ballano sulle loro dita, nei loro respiri e sorrisi. C'è chi si arrabbia e chi lo calma, quelli che parlano in coro e chi strilla da solo. Una riunione di famiglia? La più felice che possa esistere. Fossi un albero desidererei essere il legno nelle loro mani. Rianimato per l'eternità. Immortale nella leggenda. EIRE! 2014