Passa ai contenuti principali

Under the bed


Vi siete mai chiesti perché da bambini si abbia paura di ciò che si nasconde sotto il letto? Di come mai quello spazio di trentasei centimetri poteva instillare nella nostra mente così tanto terrore.
Si sa, a quell’età si ha molta fantasia, qualsiasi cosa si nasconda nel buio diventa immediatamente un mostro, un mucchio di vestiti si trasforma in una raccapricciante creatura pronta a divorarti eppure basta semplicemente accendere la luce per esorcizzare ogni timore.
La paura del buio, e tutte le sfere ad essere collegate, sembra trovare la sua origine agli albori della civiltà umana, dunque non è altro che un retaggio antico associabile a problematiche psicologiche facilmente risolvibili con sedute e adatti farmaci.
Quello che sto raccontarvi è il caso, realmente accaduto, di Judith Gamble, una bambina di circa dieci anni del New Hampshire.

Dottor Clive Hillton


I genitori di Judith mi chiamarono un giorno di maggio, sembravano molto preoccupati al telefono. Loro figlia, una bambina di nove anni e mezzo, soffriva di continue crisi di panico quando si trattava di andare a dormire.
Mi dissero che era ormai da un mese che si rifiutava di dormire e che non sapevano come comportarsi con la bambina.
Il caso non sembrava essere troppo complesso, probabilmente la bambina stava vivendo una particolare fase dell’infanzia, in un mese di sedute sarei riuscito tranquillamente a risolvere il problema che la tormentava.
Judith Gamble arrivò nel mio ufficio il 15 maggio 2012, all’apparenza sembrava una bambina deliziosa, i capelli castani cadevano in grossi boccoli sulle sue spalle, ricordava una di quelle bambole di porcellana.
Con la manina teneva stretto il braccio della madre, mi feci una nota mentale.
La prima seduta mi servì per farla ambientare, parlammo dei suoi desideri, di cose le piaceva fare il pomeriggio. Scoprì che adorava le farfalle e che una volta era persino riuscita a metterne una in un barattolo. Nulla del suo carattere lasciava intuire il terribile segreto che si portava dentro.
Si susseguirono sedute, dove la fiducia di Judith nei miei confronti aumentava, così infine riuscimmo a parlare del suo terrore del letto.
Tutto cominciò con un terribile incubo.
Era sola nella sua scuola, in aula non c’era nessuno e la piccola Judith uscì in corridoio per cercare qualcuno, aveva paura, non voleva stare sola. Come ad ascoltarla dal nulla apparve un uomo vestito elegante, giacca e camicia scura con una cravatta che s’intonava all’abbigliamento.
L’uomo, che dava le spalle alla bambina, le disse di avvicinarsi, che se lo avesse seguito sarebbero usciti dalla scuola. Judith lo ascoltò e fece come le fu chiesto, poi, quando la bambina fu a pochi passi dal misterioso individuo, questo si girò e le grida della piccola riecheggiarono per tutto il sogno.
L’uomo vestito elegante aveva tre orbite vuote, una al posto della bocca, dalle quali uscivano inesorabilmente larve e piccoli insetti bianchi.
«Non avere paura Judith. Non ti farò del male.» le disse allungando le mani ossute.
La piccola cominciò a correre per tutto il corridoio, cercando di scappare dall’incubo, ma era tutto inutile, più andava avanti e più tornava indietro sino al punto in cui gli insetti del mostro non la bloccarono a terra e lui le si avventò contro.
In questo momento Judith si svegliò, piangendo come non aveva mai fatto prima. A detta dei genitori, quella notte e le tre notti successive la bambina non volle dormire, aveva troppa paura.
Ed era tutto appena iniziato, più mi addentravo nella storia e più temevo per la bambina.
Mi raccontò che una sera, circa una settimana dopo, sua madre Meredith le diede il solito bacio per farla addormentare e spense la luce della camera.
Tutto sembrava tranquillo, poi alle tre di notte si udirono delle grida strazianti provenire dalla stanza di Judith. Il primo ad arrivare fu Ben, il padre, che prese la bambina in braccio e cercò di calmarla.
«Mi ha stretto la gamba! Mi ha stretto la gamba e mi voleva portare via!» continuava a ripetere terrorizzata.
I genitori di Judith cercano per tutta casa, ma non trovarono nessuno.
Questi strani eventi capitavano molto più spesso nelle notti in cui la madre di Judith faceva il turno di notte in ospedale, lasciando sola la bambina con il padre.
Ricordo ancora di quando Judith, con le lacrime agli occhi, mi diceva di come quest’uomo si era messo sotto le coperte insieme con lei e di come non la lasciava andare via. La stringeva forte e le diceva che le voleva bene, ma in un modo speciale.

Non credo sia necessario entrare nei dettagli, sappiate solo che quello che ha vissuto Judith è qualcosa che la lascerà traumatizzata per sempre.
Ben, il padre della bambina, fu arrestato qualche mese dopo con l’accusa di molestie su minori, tutt’oggi sconta in carcere la sua condanna.
Judith ha fatto altre tre settimana di terapia, poi, con mia grande soddisfazione, ha smesso di avere paura di ciò che si nascondeva sotto il letto.
Molte volte le paure ataviche sono legate ad episodi di terrore domestico, quella di Judith si rifletteva sulla natura perversa del padre.

Meredith faceva ancora fatica a crederci, il suo Ben aveva molestato la loro piccola bambina, come aveva potuto fare una cosa del genere. Ciò che l’aveva distrutta era la naturalezza con cui guardava la piccola, come se non l’avesse mai toccata.
Quella notte diede il bacio a Judith e spense la luce della camera.
Fu sulle tre che da sotto il letto uscirono le ossute dita del notturno visitatore. L’uomo coi tre occhi scivolò lentamente sotto le coperte della piccola Judith, ora che non c’era più il padre a proteggerla poteva fare di lei tutto quella che voleva.

La bambina urlò, ma nessuno riuscì a udirla.

Commenti

Post popolari in questo blog

È vero, i mesi sono passati, non so quanti...non voglio sapere quanti, non voglio contarli, perchè non sarebbe utile, anche se so già quanti sono cerco di dimenticarli. Se sono qui a scrivere vuol dire che non me la sto passando troppo bene, che tutto quello che ho fatto adesso è servito solo a distrarmi, non ad affrontare il tumulto che ho dentro. Penso ancora, non mi fermo mai di pensare. Vedo ancora, ogni persona cambia sotto il potere dei miei sentimenti. Va meglio? Va peggio? Non lo so, non credo di essere ancora in grado di capirlo. Ci vorrà del tempo, non so quanto, le cose cambieranno, perchè tutto cambia, quindi andrò avanti. E di nuovo me lo ripeto, quanto non ci credo, veramente tanto. Ora avrei solo un egoistico desiderio.

Scrittori

Scrittori, li riconosci subito. Come colti da una folgorazione prendono il primo pezzo di carta, trovano una penna (accidenti sta finendo l’inchiostro), scelgono la posizione più comoda e buttano giù righe su righe. Che sia un taccuino rosso, un pezzo di carta marrone scuro, un tovagliolo, non importa, tutto fa comodo per trascrivere i pensieri. Frenetici corrono sulla carta, rincorsi dalla mano che li verga di nero, blu, verde. Scorrono gli occhi sul piccolo mondo che si crea, duro è il segno che cancella le parole inadatte. Lungo è il silenzio alla ricerca della parola giusta. Ed ecco che si gira la pagina, un nuovo bianco da sconfiggere, un campo da seminare.. A troppo grosse, Z storte, tozze D e T, schieramenti di F, B e C compaiono, ordinate e disordinate sulla carta porosa. È preso dalla febbre, lo vedresti chino su quel foglio per tutto il giorno, isolato dal mondo e per questo ancora più vicino a ciò che lo circonda. La pagina volge al termine, il taccuino si...

Fossi un albero

Uno strumento può avere una personalità? Può essere visto come un essere vivente? In mano a questi stregoni gli oggetti inanimati prendono vita. Ballano sulle loro dita, nei loro respiri e sorrisi. C'è chi si arrabbia e chi lo calma, quelli che parlano in coro e chi strilla da solo. Una riunione di famiglia? La più felice che possa esistere. Fossi un albero desidererei essere il legno nelle loro mani. Rianimato per l'eternità. Immortale nella leggenda. EIRE! 2014