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Il Prologo

Ci sarebbe tanto da dire sul Prologo e ancora di più sulla Storia.
Un progetto, un sogno, un'ambizione che è giusto che non si sia mai realizzata.
Un'idea che tiene legati quattro amici, che li ha fatti litigare, che li ha fatti ridere.
Il simbolo di un progetto mai compiuto e che ci da motivo di andare avanti.




La tregua finalmente, dopo mesi ininterrotti di scontri siamo giunti ad una tregua; adesso possiamo raccogliere i nostri morti e dar loro una degna sepoltura.
Il campo di battaglia è vuoto, mi par strano vederlo così  abituato alla furia degli scontri, nulla si muove sulla sabbia rossa di sangue, la polvere mi brucia gli occhi e nella vista offuscata vedo qualcosa che nessuno si poteva immaginare. Lui sta venendo da noi, Caos ha alzato il vessillo bianco e dichiara la resa, la guerra è finita, abbiamo vinto.
I nostri uomini si muovono agitati, chiamano a gran voce il nome di Betelgeuse, di Rigel e di Antares, i tre Mastri arrivano, impartiscono ordini e la cacofonia di voci si spegne.
« Preparatevi ad accoglierlo. » ordina Betelgeuse e gli uomini si muovono rapidi.
« Non fatevi ingannare dalle sue parole. » dice Antares ad un giovane soldato. « Potrebbe solo recitare, non ci si può fidare di Caos. »
« Sei sempre pessimista Ant, vedrai che questa volta è finita sul serio. » disse con un sorriso Rigel.
Rigel aveva ragione, quella volta finì tutto.
Caos arrivò, nessuno lo scortava, era solo, ma tutti avevano comunque paura di lui, si ricordavano ancora dell'assalto che aveva fatto due settimane prima: duecento uomini uccisi a mani nude, solo il nostro arrivo era riuscito a farlo ritirare.
« Fermati Caos! » gli ordinai e cinque alabarde gli furono sulla gola. « Perché sei venuto qui? »
« Stratega, Ombra, Immortale, Mietitore sono oggi ai vostri piedi per arrendermi. » rispose Caos con rispetto, non fui il solo a rimanerne sbigottito.
Guardai i miei compagni, i loro volti celati da maschere ed elmi non mostravano alcuna emozione, ma io sapevo cosa provavano.

Vedere Caos inginocchiato davanti a noi non mi tranquillizzava per niente, quell'uomo era sempre pieno di sorprese, ogni mia strategia falliva quando si trattava di catturarlo, ogni mio piano era inutile su di lui e ogni sua mossa mi coglieva sempre alla sprovvista, proprio come questa. Arrendersi e presentarsi davanti a noi per essere imprigionato, che razza di folle idea aveva in mente Caos, avevo detto a Antares di star tranquillo, ma come poteva farlo se nemmeno io lo ero.
« Pochi scherzi Caos, dicci per quale motivo se venuto qui! » ringhiò Antares.
« Ve l'ho già detto, mi arrendo, non era forse quello che volevate? »
« Sì è quello che vogliamo, ma... »
« Se preferite posso andarmene e continuare quest'inutile guerra. » Caos fece per alzarsi, ma le armi alla gola lo bloccarono a terra.
« Stai fermo Caos. » dissi. « Non fraintendere le parole di Ombra, tu verrai arrestato ed un tribunale di giudicherà per i crimini che hai commesso. »
Il volto di Caos si contrasse in una smorfia.
« Che succede Caos, volevi morire in battaglia per essere ricordato come un eroe? » chiese Betelgeuse. « Bhè non ti daremo questa soddisfazione, non ti preoccupare. Uomini incatenatelo! »
Betel mi è sempre piaciuto, è in grado di incoraggiare gli uomini anche quando la speranza e la fortuna sono contro di loro, ha un fuoco e un potere sugli altri immenso e non penso che lui se ne accorga. Mi ricorda molto un leone in una tana di lupi, sa che l'unico modo per sopravvivere è quello di ruggire più forte degli altri, a volte ha una visione troppo semplice delle cose e, se non fosse per Ant, lo avrei visto sotto terra più di una volta.
« Rig a che cosa pensi? » mi chiese all'improvviso Hyades il Mietitore.
« Stavo solo pensando a quante a volte mi hai salvato la vita. »
« Tante quante le tue, ma che cosa sono questi discorsi, abbiamo vinto Rigel! »
« Già abbiamo vinto, adesso però è tempo di raccogliere i nostri morti. » ci ricordò Antares.
Per lui ogni guerriero era importante, dal più giovane e inesperto all'anziano veterano, tutti avevano lo stesso valore e per questo meritavano una degna sepoltura.

Dietro di me sentivo le voci di Rigel e Hyades, quei due sembravano nati per combattere insieme, più volte mi sono stupito della loro capacità di coordinare attacchi e difese, nessuno dei due aveva mai le spalle scoperte. Divertente perché questo succedeva anche con Betelgeuse, ma per me e Betel è diverso, io e lui lottiamo insieme da quando eravamo giovani soldati, siamo cresciuti insieme, siamo come fratelli e niente, nemmeno la morte, potrà spezzare questo legame. Ma la morte ha infranto le vite dei nostri uomini, li ho visti cadere giorno dopo giorno e le mie lacrime non erano abbastanza per tutti. Giorno e notte abbiamo cercato di strappare dei pezzi di terra a Caos e solo con il nostro sangue ci siamo riusciti, ma all'alba dovevamo ritirarci per non essere fatti fuori dagli uomini, che dico uomini, dalle bestie di Caos ed oggi la tregua.
Non credo alle parole di quel vile, sta certamente progettando qualcosa e non mi farò cogliere sorpreso.
E mentre pensavo i miei occhi si posarono su un soldato, avevo combattuto con lui la scorsa mattina, adesso è morto, i suoi occhi sbarrati fissano il cielo, glieli chiudo.
« Riposa in pace, te lo sei meritato. »
Sento delle voci  dietro di me, urla e avvertimenti, non capisco che cosa stia accadendo, poi una mano dura come l'acciaio mi prende il collo.
« Lasciate le armi a terra o il vostro amico farà una brutta fine! » gridò Caos ai miei compagni.
Ecco che cosa voleva.
« Libera Ombra, Caos! » tuonò l'Immortale.
« Mi credete così stupido, lui è la mia garanzia. Fate cadere quelle armi e seguite, siete miei prigionieri. »
Penso che Caos a volte ci sottovaluti, non siamo così stupidi da farci trarre in inganno, e lo sguardo che passò tra me e Rigel fu più che sufficiente.
« Lasciate le armi! » gridò Rigel.
« Ma sei pazzo, ucciderà Ombra! » gli rispose Betelgeuse.
« Fate come vi dico, mi fido di quegli occhi. »
Fecero come Rigel gli aveva detto, perfetto ragazzi, preparatevi allo spettacolo.
Mentre Caos si gustava la vittoria, mentre mi teneva stretto nella sua presa accadde l'imprevedibile, dalla manica del mio cappotto uscì del fumo, sapevo era rischioso, ma era l'unica soluzione, avrei potuto rimetterci la vita, ma almeno avrei cambiato la situazione a nostro favore.
Un'esplosione e poi il fumo, non vedevo quasi nulla, sentivo le voci ovattate dei miei amici, tutto era scuro, poi un'ombra più nera della notte mi passò vicino.
Caos si stava muovendo, la mia bomba non lo aveva per niente scalfito, di che cosa era fatto quell'uomo, nulla poteva ferirlo, pareva quasi demoniaco. Per mia fortuna non si accorse di me, si stava muovendo a lenti passi verso i miei compagni, non doveva raggiungerli, non glielo avrei mai permesso. Tentai di muovermi al massimo della mia velocità, ero ancora un po' intontito ma riuscì comunque a raggiungerlo, lui non si accorse di me, non si accorse dell'Ombra che lo raggiunse e non capì come quello accadde.

« Antares!! » continuavo ad urlare. « Antares rispondimi!!! »
Il fumo non voleva sparire e io continuavo a non sentire la voce di Antares.
« Rigel se scopro che è morto... »
« Betel non è morto, aveva un piano. »
« Tu lo sapevi e non hai fatto nulla, Antares si è fatto esplodere!! »
« Pensi che sia davvero così folle? » chiese la figura che usciva dal fumo.
« Antares sei ancora vivo! »
« Non sarà una bomba ad uccidermi, ma non è tempo di parlare; abbiamo una guerra da vincere. »
Così dicendo vidi il mio migliore amico rientrare nel fumo e noi lo seguimmo, gridai con tutta la furia che avevo nel corpo e mi gettai senza pensare nella mischia.
Antares aveva colpito Caos e adesso lui si trovava incastrato in un costone, non perdemmo tempo e cominciammo a bersagliarlo di colpi.
Il primo fendente lo schivò i pochi millimetri, si rotolò per terra e raccolse da un cadavere la prima arma che trovò, con quella tentò invano di contrastare il nostro assalto.
Io e Antares gli giravamo intorno e cercavamo di superare le sue difese, ci muovevamo rapidi, attaccavamo senza paura e Caos a stento riusciva a parare i nostri colpi. Con una spallata riuscì ad uscire dalla nostra danza di morte, ma Rigel e Hyades gli furono subito addosso, combattevano come giovane leoni, Hyades lo spingeva, con la sua falce, verso la lama di fuoco di Rigel. Caos bloccò l'affondo dello Stratega, ma la sua arma si frantumò.
« Preparati ad incontrare la Morte!! » gli urlai con tutto l'odio che avevo in cuore.
Mi lanciai alla carica e Caos sorrise, a mani nude fermò il mio colpo e mi gettò di lato contro Hyades. Rigel cercò di colpirlo al ventre, ma Caos ora aveva impugnato una colossale ascia bipenne e con quella deviò il colpo dello Stratega contro Antares.
L'ascia cominciò a vorticare pericolosamente e noi dovemmo arretrare per non rimanere feriti gravemente da quell'arma.
« Allora Generali quand è che cominciamo a combattere sul serio? » ci schernì Caos.
Guardai Antares, bastò quell'occhiata per rendere tutto chiaro.
Sguainai anche l'altra spada, rare volte l'ho fatto, e mi mossi veloce verso Caos, zigzagavo per confonderlo, poi appena gli fu vicino scartai a destra e provai, con una spallata, a farlo cadere, fu come essere colpiti una montagna.
L'impatto mi svuoto l'aria dai polmoni e non riuscii ad avvertire Antares, che ne frattempo era stava attaccando Caos dall'alto, ma i suoi colpi furono fermati dall'ascia.
« Che cosa volevate fare? » chiese velenoso Caos mentre, con una mano, mi scaraventò lontano verso i miei compagni.
« Ragazzi, non è umano. » dissi debolmente. « Sembra fatto di granito, nulla può scalfirlo. »
« Lasciate fare a noi. » replicarono in coro Rigel e Hyades.
« Caos, preparati!! » urlò Rigel, l'odio, la rabbia che provava esplosero e Caos sorrise ancora.
« Ti sto aspettando ragazzino! » sghignazzò.
Rigel si lanciò diretto contro il nemico, non aveva paura dell'ascia che fischiava vicino alla sua testa, ci fu un momento in cui lo vidi morto; l'arma di Caos lo colpì quasi in volto, ma una falce argentata fermò la sua corsa.
« Questo mi costerà un'altra birra. » sentì dire Rigel a Hyades prima dell'affondo, ma la lama infuocata dello Stratega fu bloccata dal palmo di Caos e volò lontano da lui. Un calcio in pieno volto scaraventò Rigel venti metri indietro, lasciando Hyades solo con Caos e la sua ascia.
« Che cosa pensi di farmi pezzente? » sibilò Caos al Mietitore.
« Questo!!! » urlò lui con tutta la rabbia che aveva in corpo e la sua falce spezzò l'ascia di Caos.
« Notevole. » disse con un sorriso sulle labbra. « Ma non basta. »
Lo vidi prendere la mano di Hyades, stringergliela in una morsa d'acciaio sino a quando non lasciò la falce, poi Caos prese l'arma e la gettò lontano e con un pugno fece volare verso noi anche il Mietitore.
« È finito il tempo dei giochi, adesso si fa sul serio! » urlò Caos e l'incubo cominciò.


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