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Untitled - Prologo



Prologo

Il respiro dell'alce era affannato, la bestia aveva corso per chilometri sperando di seminare il predatore. La bocca schiumava dalla fatica, le zampe la reggevano appena, doveva riposare, ma sentiva ancora il suo odore nell'aria, l'odore delle Pelli, l'odore della morte.
Ci fu un movimento nel sottobosco che attirò l'attenzione dell'alce, avesse avuto ancora energia avrebbe caricato il suo inseguitore, ma la creatura si era fatta astuta.
Era arrivata col fuoco e col fumo, facendo fuggire tutto il branco, lasciandola sola, lei la più vecchia e saggia di tutta la sua famiglia.
La sua famiglia, le faceva strano pensare a loro in quel momento, senza la sua guida si sarebbe presto smarrita e nelle fauci degli Aguzzi avrebbe trovato riparo, non poteva salvarsi dalle insidie del mondo senza la sua esperienza, ora vana di fronte al pericolo imminente.
Pelli si stava avvicinando, aveva trovato le sue tracce. Non si poteva nascondere nulla a quei mostri, possedevano un intelletto diabolico, escogitavano le trappole più vili, ti stancavano e conducevano nel luogo che desideravano.
L'alce era spacciata, lo sapeva, ma sarebbe caduta combattendo, se quel demonio la desiderava ardentemente doveva prima pagare il prezzo del sangue.
L'animale annusò l'aria, sarebbe arrivata da est, si preparò, abbassò la testa, pronta per la carica, pronta per la morte.
Si mosse un altro cespuglio davanti a lei, un altro e un altro ancora, pochi passi e Pelli sarebbe uscita dal sottobosco, si mosse un ultimo cespuglio e l'alce caricò.
Una corse folle, una corsa contro il destino, un ultimo disperato tentativo di vincere la morte, le sue corna trafissero il sottobosco, la sua testa si scosse in violenti colpi, sbuffò, scalciò, si addentrò tra i cespugli cercando l'odore della morte, ma con suo grande stupore non c'era nulla.
I suoi occhi grandi e scuri guardavano meravigliati il suolo, non c'era nessuna Pelli ad attenderla, eppure l'odore che proveniva da est c'era ancora, che fosse un traccia vecchia. Forse il suo inseguitore aveva perso le sue tracce, forse si era stancato o forse si stava dirigendo verso la sua famiglia...
L'alce realizzò, la sua famiglia, non era mai stata lei il vero obbiettivo, solo un miserabile diversivo. L'animale ripercorse la strada a ritroso, sperando di percepire l'odore della sua gente, e si allontanò dalla radura con le poche energie che le rimanevano.

Un falco volava alto nel cielo, il suo sguardo acuto si posava sul regno della terra in cerca di prede, sorvolò una radura, splendida nel verde della primavera, lasciò che il vento guidasse il suo viaggiare.
Librò verso ovest per duecento metri, si appoggiò su un ramo di albero osservando uno spettacolo piuttosto comune: un'alce giaceva a terra priva di vita con un freccia piantata nel collo, mentre una Pelli la stava lentamente scuoiando.

« Mi hanno detto che hai abbattuto la Vecchia con una sola freccia, è vero? »
« Aye, purtroppo sì. La Vecchia è morta e non potrà più insegnare la strada alle giovani! »
« E la sua carne almeno era buona? »
« Dimmelo tu visto che l'hai mangiata per tutta la sera! »
L'uomo guardò il suo piatto, scoppiò a ridere e ingollò la pinta di birra scura in un sol sorso.
« La migliore di tutta la mia vita di ubriacone! Ottimo lavoro Alasdair! »
« Per te mio caro Hodden solo il meglio! E adesso un brindisi in memoria della Vecchia!! »
Si levarono cento boccali in aria, la locanda era gremita e Hodden, cuoco e oste dello Spettro, si sentiva onorato di ospitare quella sera la grande festa.
Ci sarebbe stata musica e birra per tutti, era persino venuto un vecchio cantastorie dalla grande città, nessuno sarebbe andato a dormire, perché i festeggiamenti sarebbero terminati solo dopo il sorgere del nuovo sole e la tradizionale cerimonia.
« Che cosa vuoi mai che abbia fatto? Potevo ucciderla anch'io un'alce vecchia, roba da poco. Per giunta la sua carne e secca e non sa di nulla. » borbottò un giovane ai suoi amici.
La musica cessò, le risa si spensero, i sorrisi divennero smorfie di rabbia, tutti si voltarono verso il gruppo di novellini che aveva osato lamentarsi, ragazzetti arroganti che pensavano di sapere tutto del mondo.
« Potresti ripetere quello che hai detto? » chiese furioso un uomo sulla cinquantina, robusto come un uro. Un vecchio cacciatore con cicatrici sul volto che testimoniavano uno scontro coi lupi e l'occhio destro mancante la lotta contro un'aquila.
« Sei sordo oltre che brutto come una scrofa!? Ho detto, che sarà mai! Quell'alce sarebbe morta a giorni, poteva ucciderla chiunque! »
Sei cacciatori, veterani di mille caccia, si alzarono alle spalle del loro compagno con le mani ai coltellacci.
C'era troppa tensione nell'aria, una sola parola sbagliata e Hodden avrebbe dovuto ripulire il sangue per tutta la notte.
« Tu ignori le tradizioni! Tuo padre... »
« Mio padre è vecchio e malato, come tutti voi! Ancora credete in questi stupidi rituali; mangiare la carne di un animale mi darà la sua forza e la sua conoscenza! Mi vergogno di voi! »
« Bada a come parli Hector, quelle che stai insultando sono anche le tue tradizioni! Ricordati il giuramento! »
« Non le ho mai volute e mai le vorrò! » sbraitò il giovane biondo « Io sputo sul giuramento e su questa terra! »
Il limite era stato superato, Ander Un-Solo-Occhio si mosse talmente rapido che i suoi compagni non riuscirono a fermarlo. Aveva una freccia nella mano sinistra, un'arma che si diceva avesse sventrato un orso, e non si fece scrupoli ad adoperarla contro Hector figlio di James Goldhorn.
Il ragazzo però era nei fiore dei suoi anni e i suoi occhi migliori di molti di quelli che si trovavano nella locanda, sapeva che Ander avrebbe reagito, era facile all'ira, fin troppo facile. Nella manica destra di Hector si trovava un piccolo pugnale, sottile quanto un ago ma imbevuto di un potente veleno, ricavato dal morso di serpe delle rocce, il solo sfiorarlo provocava violenti spasmi.
Ormai era talmente vicini da sentire l'uno il battito del cuore dell'altro, l'occhio castano di Ander era un'anima offesa, quelli verdi di Hector due rapaci predatori. L'ago celato brillò e Ander comprese di essere caduto in trappola come una sciocca lepre.
« Addio vecchio. » bisbigliò Hector prima di cadere a terra privo di sensi.
Ander non capì cosa fosse accaduto perché il mondo cominciò a giragli intorno e la testa colpì il pavimento di legno.
« Vogliamo farlo questo dannatissimo brindisi: alla Vecchia!!! » tuonò il cacciatore vestito di foresta.
Le danze cominciarono dallo Spettro, la musica uscì da porte, finestre, fessure ed inondò il piccolo villaggio come un fiume in piena, chiunque l'ascoltasse non poteva fare a meno di ballare, fu come una strana febbre che non risparmiò nessuno, giovani e vecchi per tutta la notte festeggiarono la memoria della Vecchia.
Quando la luna fu alta nel cielo i due si ripresero, legati ad un barile di birra e infradiciati di zuppa di bietole con un uomo che li osservava divertito da uno sgabello poco più lontano.
« Avete fatto una bella dormita, ma non preoccupatevi la festa è appena iniziata. » disse con un sorriso sincero sul volto.
« Alasdair lasciami andare, è tempo che questo ragazzo impari le buone maniere! » sbraitò Ander, muovendosi come un leone in gabbia.
« Insegnarmi le buone maniere!? Stai calmo vecchio che se ti agiti troppo te la fai nelle braghe! » rispose Hector.
I due ripresero a litigare e minacciarsi, sembrava di vedere due fanciulli che discutevano per la stessa mela.
« Adesso basta vuoi due! » tuonò Alasdair. « Mi avete seccato! Volete ammazzarvi, fatelo pure, certamente non vi fermerò, ma guai a voi se rovinate la festa per la Vecchia. Questa sera niente risse o spargimenti di sangue, ci siamo intesi!? »
Ander guardò negli occhi il cacciatore.
« Hai la mia parola Alasdair. »
Hector mugugnò un poco convincente assenso.
« Che cosa hai detto ragazzino? » chiese duro l'uomo prendendogli il volto con le mani.
« Ragazzino a chi? Sono dieci volte più uomo di te! »
Negli occhi di Alasdair lampeggiò la furia e la stretta sul visetto di Hector si fece più forte, tanto che il giovane gridò di dolore.
« Te lo chiedo solo un'altra volta, ci siamo intesi? »
Questa volta annuì energicamente col capo.
L'oscurità lasciò il volto del cacciatore vestito di foresta e l'allegria della serata lo contagiò di nuovo.
« Adesso andate a godervi la festa! » disse gioiosamente, mentre tagliava le funi col coltello da caccia, entrambi sapevano che era un ordine intrasgredibile.
Gli amici di Hector lo stavano aspettando fuori dalla cantina, gli si avvicinarono per sapere come stava, ma il giovane li allontanò ringhiando, Ander invece fu accolto dai suoi compagni d'avventura con parole canzonatorie che gli rallegrarono il cuore. La festa procedette senza alcun problema, ci furono le solite azzuffate che si risolsero tra boccali di birra scura e whisky, ragazze che sospiravano al passare del loro amato e altre che con l'uomo dei loro sogni passarono non solo la notte.
Alasdair accompagnava col violino le storie di Ocra Lingua d'Oro, il cacciatore si destreggiava egregiamente con lo strumento, ma alcune note gli sfuggirono provocando risa tra il pubblico e smorfie sul volto del cantastorie. L'uomo si scusò dicendo che la sua mente era altrove quella sera e che non sarebbe capitato più, Ocra pensò subito ad una donna, ma i problemi che affliggevano erano di tutt'altra natura.
Hector lo preoccupava più di quanto si aspettasse, era solo un ragazzo, ma la rabbia che aveva visto nei suoi gesti non apparteneva alla sua età. Se non fosse intervenuto il giovane avrebbe ucciso Ander e la morte del vecchio l'avrebbero attribuita all'età, conosceva bene il veleno di serpe delle rocce e i suoi effetti, non era cosa con cui giocare e non era nemmeno facile da reperire.
Un'ora prima dell'alba il villaggio era avvolto in un silenzio religioso, le vie furono pulite poco dopo il termine delle danze, gli ubriaconi e i bambini si erano ritirati nelle loro case, il momento tanto atteso era alla fine giunto.
Il cacciatore che aveva ucciso la Vecchia era in testa alla processione, seguito dagli anziani del villaggio, i cacciatori più vecchi e saggi, dietro di loro c'erano i Veterani, le Reclute e il resto degli abitanti.
Alasdair reggeva in una mano la testa della Vecchia e nell'altra la freccia con la quale l'aveva uccisa, la colonna camminò per ore in un canto antico e triste, parole di una lingua perduta che raccontavano di un mondo dove l'uomo era solo una delle tante creature della Foresta.
Omaggiavano l'anziana alce per la conoscenza che aveva donato alle sue figlie e che aveva concesso loro con la sua carne, pregavano che trovasse la strada per i Pascoli e che trovasse l'eterna pace nelle terre dei suoi antenati.
« Per un'altra vita, sotto un altro cielo. » si concluse la processione l'ora dopo l'alba.
La testa dell'alce fu sepolta nella terra dove le Madri riposano per sempre, ad accompagnarla nei Pascoli c'erano le piccole sculture di legno fatte dai bambini, arazzi filati dalle donne del villaggio, stoffe ricamate e altri oggetti che rappresentavano la gratitudine di quella gente semplice.
Alasdair fu l'ultimo ad andarsene, inginocchio sulla tomba intonò un canto silenzioso nella lingua dei suoi padri, la lingua del Nord, che ringraziava l'alce per la sua vita e per il suo sacrificio. Depose la freccia sopra il cumulo di terra, si alzò e nella foresta scomparve.

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