Ci avevano dato un codice e un indirizzo, una
misteriosa caccia al tesoro che finalmente si stava per concludere.
Io e i miei cinque amici non stavamo più nella
pelle per scoprire cosa avrebbe trovato, la ricompensa di tutti i nostri
sforzi.
La strada era vuota, desolata, gli edifici
antichi cadevano a pezzi, rovine della periferia della città, di lontano si
potevano sentire le macchine sfrecciare, qualche clacson e un paio di sgommate
di troppo.
Per il resto regnava il silenzio.
La luce del lampione ad intermittenza
illuminava una porta in acciaio, di quelle tinte di nero, lo spray della
bomboletta aveva fatto un mediocre lavoro lasciando vedere ancora l’argento del
metallo.
Ci guardammo negli occhi, per un attimo
dubitammo della nostra scelta, ma forti della nostra decisione decidemmo di lo
stesso di entrare.
Sul muro c’era un vecchio tastierino, i tasti
erano consumati e dall’interfono arrivava solo un fischio, sicuramente si era
rotto.
«Siete veramente sicuri?»
Ancora una volta ci guardammo, un brivido
freddo corse lungo la schiena, stavamo facendo la scelta giusta? Dove ci stavamo
cacciando?
«Sì facciamolo!» risposi preso dal coraggio o
dalla follia.
Inserimmo il codice, avremmo dovuto capirlo
fin da subito che qualcosa sarebbe andato storto, i tasti consumati erano le
cifre appena digitate.
Era buio e l’odore di chiuso e di polvere
impregnava l’aria, la porta si chiuse ermetica dietro di noi, una ghigliottina
verso la nostra libertà.
Appena ci fummo abituati all’oscurità capimmo
dove il codice ci aveva realmente condotto…Prison.
« Allora facce di cazzo! Che cosa pensate di
fare qui dentro? » la voce del secondino ci aggredì e nessuno di noi reagì
presi dallo spavento.
« Pensate veramente di poter uscire? Vi
credete così tanto intelligenti da riuscirci? Sei solo dei pezzi di merda che
non otterranno nulla dalla vita! »
Provai ad avvicinarmi, nessuno poteva parlarmi
in quel modo, ma il manganello di ferro mi riportò al mio posto.
« Che cazzo credi di fare! Sì tu! Faccia di
merda! Spostati di là! Tu lì nell’angolo e se provi a muoverti ti spezzo le
ginocchia! »
Fummo divisi, l’ultima volta che vidi i miei
amici.
Le sbarre si chiusero, rinchiusi in una cella
ora ci trovavamo, insieme alle nostre speranze.
Le impronte sulle pareti le eterne testimoni della nostra follia, custodi delle anime perdute.
Ed il sorriso da lupo del secondino fu l’ultima
cosa che vedemmo.
« Addio minchioni! »
Chi di voi avrà il coraggio di sfidare la stanza..

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