C’era
una volta, tanto tempo fa, un cavaliere incredibile che proteggeva le
terre di Ghilver da tutti i pericoli.
Un
uomo buono, che gioiva nell’aiutare il prossimo, non si risparmiava
mai per dare un mano a chi ne aveva realmente bisogno.
Grazie
a lui nessun mostro, nessuna creatura malvagia attaccava le terre di
Ghilver e il Re ne era tanto contento da avergli dato in sposa la sua
unica figlia.
Anni
prima, questo magnifico eroe aveva salvato la gente di Ghilver da un
terribile gigante che tutti chiamavano Piedenero ed ora era pronto a
difenderli da qualunque minaccia.
I
giorni passavano e nessuna minaccia si mostrava all’orizzonte, il
valente cavaliere diventava sempre più impaziente, voleva poter
aiutare la sua gente e senza nessun mostro da combattere non ci
sarebbe riuscito.
Dopo
mesi di attesa, in una mattina d’estate, una strana nuvola rossa
cominciò ad avvicinarsi alla capitale di Ghilver. Le fiamme
danzavano nel cielo, volando sulle ali di un mastodontico drago verde
come lo smeraldo.
Gli
abitanti dei villaggi scappavano impauriti davanti alla possenza
della creatura alata, il fuoco aveva distrutto le loro case e non
c’era più nessun posto dove andare se non la capitale.
“Valente
cavaliere, il drago è alle porte! Va e sconfiggilo!”
“Sì
mio Re!”
E
così il giovane e valente cavaliere prese la sua lancia d’oro e
d’argento e s’apprestò a sfidare la bestia malvagia.
La
terra era bruciata dalla fiamme, l’odore acre della carne pervadeva
la mite aria del mattino e la foschia sfumava i contorni del mondo,
una realtà di sogno, dove le immagini perdevano e acquisivano forma
diversa.
Il
drago era attorcigliato su se stesso, le squame smeraldo catturavano
la luce del sole rendendo quel verde ancora più cupo, il luogo del
non ritorno. Il respiro della creatura era lento e calmo, un vento
che soffiava la sua storia, raccontava di bestiame ucciso, del sapore
del sangue dell’uomo, della dolcezza del denaro, l’avarizia quel
dolce miele che governava la sua vita. Tanto era immobile che sembra
essere una tremenda statua, l’opera di uno scultore catturato dai
suoi demoni, ma esso era più reale dell’Inferno stesso.
Nella
sua armatura d’argento rosso, Husson, il primo cavaliere di Ghilver
tremava dalla paura, ogni fibra del suo corpo gli gridava di fuggire,
ch’era da stolti rimanere davanti a tale potere, che di lui sarebbe
rimasta cenere.
Scosse
la testa, lui era il primo cavaliere voleva sconfiggere la
creatura malvagia, ne aveva bisogno la sua terra. Alzò lo sguardo sull'abominio che gli inferi aveva liberato nel mondo dei puri, finché avesse avuto fiato in corpo lo avrebbe combattuto; la punizione del giusto sarebbe caduta sulla bestia, come anni prima cadde su Piedenero, il gigante che per troppo tempo aveva te lacerarrorizzato la sua gente.
Husson, il primo cavaliere di Ghilver, issò la sua lancia, una fitta trama d'incantesimi ricamava la punta argentea dell'arma. Nella tetra aria brillava d'un pallore mortale e come la luna la sua luce opalescente scacciava le tenebre, sorelle e figlie del drago ora assopito.
Sentì sotto di lui il cavallo tremare per il terrore, povera bestia stupida, priva della materia di cui sono fatti gli eroi, come biasimarti. Questo pensò Husson lasciandola libera di correre verso casa come un codardo disertore.
L'uomo sentiva la stessa paura assediargli il cuore, una marea nera che minacciava di annegare i suoi nobili valori e così nell'ora più buia il cavaliere si erse, anima e corpo, contro il nemico dalle infide abilità.
Intonò una preghiera all'Eterno, raccolse tutto se stesso nel braccio destro, fallire non era consentito, non avrebbe avuto un'altra occasione e così scagliò la lancia contro il drago.
Un lungo fischio avvolse il paesaggio e poi fu come se un fulmine avesse attraversato nere nubi, la luce della giustizia incendiò l'aria, l'acre odore della carne bruciata fu sostituito dal sapore metallico del sangue che scorre nella gola, ferita fu fatta, ma era questa mortale?
Il drago si destò attimi prima che Laug, la lancia della Determinazione, lacerasse la corazza scagliosa portandolo alla morte. I possenti arti graffiarono l'aria e le grandi ali s'aprirono, bastò una frazione di secondo e un nugolo di spini velenosi circondarono il valente Husson.
Il collare di pelle e ossa s'allargò sul collo del drago, risplendeva d'un viola in contrasto col verde del manto squamoso. Gli occhi ridotti a fessure fischiavano tutto il loro odio, un sibilo spaccò il silenzio in mille frammenti, non servirono parole per capire cosa sarebbe accaduto.
Gli spini non erano riusciti a vincere l'armatura santificata del valente cavaliere, egli sguainò la spada che aveva trafitto il cuore di Keras il grande Mannaro, le antiche rune brillavano sinistre alle fiamme argentee del soffio del drago.
Il sapore del sangue sfumò nelle atroci grida, il fuoco lambiva il corpo del valente Husson, forte fu il suo coraggio, ma nessun uomo era destinato alla vita eterna.
Husson, il primo cavaliere di Ghilver, issò la sua lancia, una fitta trama d'incantesimi ricamava la punta argentea dell'arma. Nella tetra aria brillava d'un pallore mortale e come la luna la sua luce opalescente scacciava le tenebre, sorelle e figlie del drago ora assopito.
Sentì sotto di lui il cavallo tremare per il terrore, povera bestia stupida, priva della materia di cui sono fatti gli eroi, come biasimarti. Questo pensò Husson lasciandola libera di correre verso casa come un codardo disertore.
L'uomo sentiva la stessa paura assediargli il cuore, una marea nera che minacciava di annegare i suoi nobili valori e così nell'ora più buia il cavaliere si erse, anima e corpo, contro il nemico dalle infide abilità.
Intonò una preghiera all'Eterno, raccolse tutto se stesso nel braccio destro, fallire non era consentito, non avrebbe avuto un'altra occasione e così scagliò la lancia contro il drago.
Un lungo fischio avvolse il paesaggio e poi fu come se un fulmine avesse attraversato nere nubi, la luce della giustizia incendiò l'aria, l'acre odore della carne bruciata fu sostituito dal sapore metallico del sangue che scorre nella gola, ferita fu fatta, ma era questa mortale?
Il drago si destò attimi prima che Laug, la lancia della Determinazione, lacerasse la corazza scagliosa portandolo alla morte. I possenti arti graffiarono l'aria e le grandi ali s'aprirono, bastò una frazione di secondo e un nugolo di spini velenosi circondarono il valente Husson.
Il collare di pelle e ossa s'allargò sul collo del drago, risplendeva d'un viola in contrasto col verde del manto squamoso. Gli occhi ridotti a fessure fischiavano tutto il loro odio, un sibilo spaccò il silenzio in mille frammenti, non servirono parole per capire cosa sarebbe accaduto.
Gli spini non erano riusciti a vincere l'armatura santificata del valente cavaliere, egli sguainò la spada che aveva trafitto il cuore di Keras il grande Mannaro, le antiche rune brillavano sinistre alle fiamme argentee del soffio del drago.
Il sapore del sangue sfumò nelle atroci grida, il fuoco lambiva il corpo del valente Husson, forte fu il suo coraggio, ma nessun uomo era destinato alla vita eterna.
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