Questo racconto è nato grazie al mio attuale Dungeon Master, Debora Ravaioli, che se non mi avesse chiesto di approfondirlo sarebbe stato solo un vago titolo.
Grazie ancora Debora.
Crisantemo il pescatore che divenne Re
da Canti di Umbra
Tanto tempo fa, quand’ancora non esisteva la Torre di Carne e il mondo era un luogo più sicuro, c’era un piccolo villaggio di poveri pescatori, di tasca senza un soldo, ma di cuore ricchi più dei sovrani. Le storie narrano di tale Crisantemo, un giovane uomo che viveva di sardine e anguille.
Il ragazzo era felice, ma per
quanto stesse bene, il suo cuore desiderava di più.
Un giorno che camminava per la
pineta, Crisantemo incontrò una vecchia volpe, piena di cicatrici e ferite. Il
giovane, ch’era di animo buono, soccorse il povero animale.
Portò la volpe nella sua misera
baracca e l’accudì per sette giorni e sette notti. Al sorgere dell’ottavo dì la
volpe parlò.
Badate, Crisantemo non vi si
stupì, perché quello era uno altro mondo, dove bestie e uomini si parlavano di
continuo.
« Grazie Crisantemo per il tuo
aiuto, voglio ricompensarti. Vieni fra cinque giorni dove mi hai salvato. »
I giorni che seguirono furono
molto duri, una strana malattia colpì il pesce e nessuno poté più mangiare,
anche Crisantemo pativa la fame, ma non mancò all’appuntamento colla volpe.
Il quinto giorno il ragazzo andò
dove si erano detti e con sua immensa meraviglia trovò bauli stracolmi di cibi
e bevande. Ritornò al villaggio carico di doni e la gente fu così felice da
farlo capo, eppure non gli bastava.
Mesi dopo Crisantemo era sulla
strada che dal mare va in città, quando vide un corvo attaccato da orribili
gatti randagi. Il giovane, ch’era d’animo nobile, scacciò le bestiacce e salvò
il pennuto.
« Grazie ragazzo! » gracchiò. «
Ma ho ancora un favore da chiederti. Quei maledetti mici mi hanno rovinato le
ali e non riesco a volare. Non è che mi accompagneresti in città, devo
consegnare un messaggio a Sua Maestà il Re. »
Crisantemo, che doveva proprio
fare un salto nella capitale, di buon grado prese il corvo. Per strada i due
chiacchierano, il ragazzo gli parlò del problema che aveva, non si sentiva mai soddisfatto
e il corvo gli promise che lo avrebbe aiutato. Divennero buoni amici e giunti
al cospetto di Sua Maestà il Re, il corvo consegnò il messaggio.
Vostra Maestà, faccia attenzione al Consigliere. Vuole uccidervi
Letto il messaggio il Re s’infuriò,
fece arrestare il Consigliere e lo interrogò sino a quando non uscì tutta la verità.
Si scoprì che aveva mandato i gatti ad uccidere il corvo e messo del veleno
nella coppa del sovrano. Il mattino dopo fu impiccato e Crisantemo venne
chiamato al cospetto del Re.
« Giovane Crisantemo, il mio caro
e fidato corvo mi ha parlato molto bene di te. Voglio ricompensarti in qualche
modo e, siccome non ho più un buon Consigliere, vorrei che tu lo diventassi. »
Il giovane accettò lusingato, ci
furono festeggiamenti per notti intere, eppure Crisantemo non era soddisfatto.
Passarono gli anni dove
Crisantemo servì bene Sua Maestà il Re, come quella volta nella battuta di
caccia.
Il Re aveva visto uno splendido
leone bianco, bestia mitica e rarissima, lo voleva come trofeo a tutti i costi,
ma Crisantemo, ch’era di animo caritatevole, lo convinse a desistere.
Il Re fu premiato per la sua
buona azione, il vicino regno bellicoso fu colpito da una strana allergia e non
dichiarò guerra.
Giorni dopo l’allegra novella,
Crisantemo, nel passeggiare tra i boschi, incontrò la fiera bianca.
« Grazie uomo per aver salvato la
mia vita. » disse il leone. « Per il tuo nobile cuore voglio lasciarti una mia
zanna, che tutto può trafiggere. »
Crisantemo, che aveva imparato a
fidarsi degli animali, accettò di buon grado il dono.
I mesi volarono sino all’infausto
giorno in cui un drago arrivò in capitale e si mangiò Sua Maestà il Re in un
sol boccone.
Il drago era un tiranno e
governava col terrore e la crudeltà.
« Chiunque voglia riprendersi
questo trono dovrà riuscire a trafiggermi il cuore. »
Inutili furono i tentativi dei
prodi cavalieri, nulla scalfiva la corazza del malvagio.
Il drago, sicuro della vittoria,
mostrava a chiunque il suo punto debole e ciò gli fu fatale quando Crisantemo,
ch’era di animo leale, sfidò la belva e colla zanna del leone gli trafisse il
cuore.
Il demonio era stato sconfitto e
Crisantemo fu incoronato Re.
Governò per decenni in modo buono
e onesto, eppure continuava a mancargli qualcosa.
Un giorno si guardò allo specchio,
invece del vecchio uomo ch’era diventato, c’era un ragazzo con una canna da
pesca in mano e delle sardine nell’altra.
Allora Crisantemo capì.
Lasciò la corona per la sua
vecchia barchetta a remi e prese il largo, col cuore soddisfatto.
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