The Lady of the Mountain
Attorno a noi regnava solo il buio, davanti la strada conduceva verso la ricchezza o la fine, per saperlo dovevamo fare solo quel passo.
“Bussate tre volte sulla roccia appena arrivate” così ci aveva detto di fare il vecchio dal bastone che pareva mai sfiorire.
La luce della torcia aveva illuminato il volto segnato dalla roccia, guance scavata, ma uno sguardo ancora vivo.
Là, sotto, nell’oscurità eravamo solo noi tre, nuovi, estranei, invasori di un mondo che dall’abisso ti divorava.
L’eco dei nostri passi giungeva alle orecchie distorto, una risata agghiacciante che ci teneva sempre sul chi vive, il costante rombare delle pompe faceva vibrare le pareti di roccia, troppo strette sulla nostra carne.
“Non gridate, non fischiate! Non mancatele di rispetto!” e qui, sotto centinaia di metri sottoterra, quelle non erano semplici regole, erano la differenza tra vita e morte.
Gli strumenti tra le mani si facevano pesanti e il gelo stringeva i cuori, ci consolavamo sapendo che in un paio di ore saremmo tornati in superficie, ancora un paio di ore…ma prima quell’ultimo passo.
Più che un passo era un salto, mezzo metro nel vuoto, solo per vedere se da quella parte l’avidità sarebbe stata saziata.
Eöl era dietro di me, tremava e non solo dal freddo, credo che a sedici anni nessuno dovrebbe entrare qui dentro, ma il ragazzo voleva continuare il lavoro del padre.
In fondo, a chiudere il trio, c’era Jåsper, forse il più vecchio tra di noi, e a lui avevamo affidato la vita di Ellie, il pony che ormai aveva vissuto i suoi migliori anni in miniera.
“Dai bastardo vai avanti! Qua si crepa dal freddo!” ringhiava alle mie spalle, una voce calda per darsi calore e allontanare il freddo della paura.
Presi coraggio e feci quel passo nel momento in cui il vento spense la mia torcia.
Chiusi gli occhi, come se quel gesto avrebbe scacciato le tenebre attorno a me, pregai la Signora della Montagna di farmi vedere ancora le stelle.
Io e Jåsper le possiamo vedere, sono bellissime, i colori dell’aurora incendiano la notte e sappiamo che in quel velo luminoso riposa l’anima di Eöl, che non ha ascoltato la montagna e che ora giace nel suo cuore.
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