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I Gemelli - Racconti di Anorias


I Gemelli

« E dall'Occidente sorgerà la Terra dei Grandi. »
Queste erano le ultime parole che il vecchio disse ai suoi nipoti prima di spirare e fondersi di nuovo con la sua terra madre. I quattro ragazzi guardarono con le lacrime negli occhi il nonno che se ne andava, erano anni che stava male. Tutto era cominciato cinque estati prima, quando una leggera tosse lo aveva colto, nessuno pensava che sarebbe stata proprio questa tosse ad ucciderlo. Dopo due mesi lo aveva bloccato a letto, ogni volta che cercava di alzarsi questa lo abbatteva come un lupo uccide la preda, così non riuscì a vedere la Festa del Nuovo Anno e l'Incoronazione del Giovane, ma pensava comunque di guarire. Il terzo anno il male cominciò a prosciugarlo, le mani divennero diafane e la vista sempre più debole, ma ancora la sua mente funzionava e dettò le sue ultime volontà. La grande casa coloniale sarebbe passata nelle mani della sua bella Livrea, la prima nipote che sua figlia le avesse dato, la grande biblioteca voleva che fosse affidata a suo nipote Restear, studioso ed allo stesso tempo guerriero, mentre ai due gemelli Kerel e Serel avrebbe lasciato il suo più prezioso tesoro, un baule di Mutacromo, un tessuto che prendeva il colore dell'ombra, mai avrebbe tradito colui che lo indossava. Sperava che la sua conoscenza fosse in mani sicure, dopo che il mondo li aveva tolto sua figlia e suo marito non si fidava più di nessuno se non della famiglia.
Così prima di lasciarli confidò loro il segreto che da anni si tramandava nella sua Stripe.
Li chiamò il suono di un campanello, i quattro accorsero, ormai abituati, abbandonando le loro attività. Il nonno sembrava più in forma del solito, aveva il volto arrossato e gli occhi vivaci, quando i suoi nipoti lo videro pensarono che fosse finalmente guarito, ma ciò che sentirono fu come una gelata in un campo di primavera.
« Sto morendo » disse il vecchio. « Oggi è il mio ultimo giorno. »
« No nonno, non dire così. I guaritori hanno detto... »
« Taci Livrea » la fermò gentilmente « Sento che il mio corpo oggi mi abbandonerà, per questo sedetevi ed ascoltate. »
I quattro nipoti si sedettero sulle panchine all'ombra dei salici, quegli alberi c'erano da prima che loro fossero nati, prima che fossero nati i loro genitori e il loro vecchio nonno. La corteccia aveva subito la morsa del tempo e della natura, avevano parti di tronco scoperte, ma non per questo perdevano la loro magnifica bellezza. Era triste dover parlare della morte nel luogo dove ogni amore era nato, dove i loro genitori si erano scambiati le promesse, ma il nonno aveva scelto così.
« Oh i miei figlioli. Livrea, bella come la stella della notte, ma forte come la tempesta, Restear figlio del Sole e della Terra, solida colonna della famiglia come i pilastri che reggono il mondo ed infine Kerel e Serel, simili nell'aspetto e nello spirito, reincarnazioni degli Dei Gemelli. Sono felice di vedervi per quest'ultima volta... »
I nipoti aprirono la bocca per parlare ma un cenno della mano del nonno li fermò.
« Lasciatemi parlare, devo assolutamente dirvi la storia della nostra famiglia. Io sono Heran figlio di Serion, discendente di Gern il Saggio figlio di Iluna. La Stirpe di Iluna venne dall'Altra Parte dell'Oceano quando il Sole svanì nell'Aria di Polvere. Arrivammo in questa terra con il nulla, l'unica cosa che possedevamo era la nostra forza di volontà, che spesso non bastava. Iluna a quel tempo era solo un contadino, un uomo senza virtù e poteri, viveva di terra e per la terra. Iluna dovette sacrificare tre dei suoi quattro figli per continuare ad abitare in questo luogo, i suoi tre più forti figli caddero nelle insidie di questo mondo dall'Altra Parte dell'Oceano, rimasero vittime delle Voci nella Notte, creature che voi avete udito solo nelle leggende, ma che esistono ancora oggi.
Rimase allora in vita solo il suo figlio più piccolo che fece morire di parto la moglie, Iluna non lo odiava per questo, ma una parte di se non pensava che fosse lui la causa di tutte le sue sciagure, mai decise di abbandonarlo per timore della vendetta degli Dei. Accadde un giorno, quando il piccolo Gern, che aveva dieci anni, che una nave arrivò alle spiagge delle Terre dall'Altra Parte.
Il padre decise di accogliere gli stranieri, ma il figlio, che del mondo sapeva molto di più, era spaventato perché aveva sognato una nave carica di malattie e morte. Iluna non volle dargli ascolto ed accolse nella sua dimora i marinai. Successe che Gern abbandonò la notte stessa la casa, non prima di aver cercato di convincere il padre a seguirlo, ma questo imprecò contro di lui e maledì la sua nascita e tutta la sua progenie. Gern non sapeva che un oscuro potere era in atto quella notte così lasciò la casa paterna senza preoccuparsi delle parole di Iluna, ma le Voci, capaci di trasformare in realtà ogni desiderio, ascoltarono con attenzione la lite del padre con il figlio e realizzarono la maledizione di Iluna.
Tutti sappiamo che Gern divenne il Saggio delle Terre dall'Altra Parte e che non ebbe mai timore di sfidare le forze della notte e del giorno, ma su di lui la maledizione era ancora un pesante fardello. Morì di tosse, come successe a vostra madre e come succederà a me. Niente da questa parte del mondo potrà disfarla, ma oltre l'Oceano che si trova la salvezza, Gern lo sapeva, ma non fece ritorno alla sua casa natale, perché i tempi erano ancora bui ma.. »
Un colpo di tosse lo fece sanguinare, Livrea fu subito al suo fianco cercando di farlo respirare lentamente. Nonno Heran si riprese gradualmente, ma non aveva più luce negli occhi e le forze lo stavano visibilmente abbandonando, fece un respiro profondo e disse:
« Ricordatevi. E dall'Occidente sorgerà la Terra dei Grandi. »
Poi chiuse gli occhi per mai più riaprirli.
Ora Livrea, Restear, Kerel e Serel erano davanti al focolare dello studio del nonno a contemplare sulle sue parole.
Tutti avevano lo sguardo basso, gli occhi rossi per il pianto guardavano solo il tappeto e ricordavano di nuovo quel dolore. Era la terza volta che la morte li veniva a trovare, prima per loro madre, morta di tosse, poi per loro padre, ucciso dall'Oceano, ed infine per il nonno. Come potevano sopportare ancora sofferenza, che fosse tutta colpa della presunta maledizione, nessuna lo sapeva dire con certezza e nessuno voleva sollevare l'argomento.
« Che cosa dovremmo fare? » chiese assente Restear. La sua non era più la voce del giovane studioso, che cercava di comprendere il significato intrinseco di ogni avvenimento, ma quella di un giovane di vent'anni smarrito.
« Non lo so fratello. » rispose Livrea con lo sguardo perso nel vuoto, gli occhi giallo oro fissavano un punto indefinito di un arazzo che rappresentava Gern il Saggio al cospetto delle Voci della Notte.
« Forse dovremmo andare nella Terra ad Occidente, come aveva detto il nonno. » c'era un tono di speranza nella voce di Kerel. Il ragazzo aveva sedici anni, ma il temperamento era quello di un bambino di dieci, si esaltava per ogni cosa e non aveva mai la testa sulle spalle a differenza di suo fratello gemello Serel, che pareva avere il doppio dei suoi anni.
Serel era sempre taciturno e parlava solo se c'era un estremo bisogno, la voce è un dono ed un'arma era sovente dire alla fine di ogni suo discorso.
« No Kerel, quella del nonno era solo una leggenda » disse stanca Livrea. « Non esiste una maledizione sulla Stirpe di Gern. »
L'umore dei quattro fratelli era in netto contrasto con il tempo, non si era mai visto un cielo così sereno durante l'estate sulle spiagge dell'Oceano. Di solito c'erano sempre temporale e bufere di neve in quella stagione e pochi giorni di sole, ma oggi non c'era alcuna nube all'orizzonte e la vista poteva spaziare sulla grande distesa d'argento che era il mare, un vento gentile scuoteva le fronde degli alberi e i richiami degli uccelli di stagione rischiaravano l'aria.
« Kerel ha ragione, dovremmo andare aldilà dell'Oceano. » disse Serel interrompendo il silenzio.
La sua voce era calda e amichevole, ma quelle parole furono come una pugnalata alla schiena per Livrea, in tutti i suoi ventinove anni di vita non aveva mai sentito Serel dare ragione a suo fratello gemello, nessuno se lo sarebbe mai aspettato, neppure Kerel, che lo guardava incredulo.
« Riflettete » riprese Serel. « Perché mai il nonno ci avrebbe raccontato quella storia con le poche forze che gli rimanevano se non fosse vera? »
« Serel, siamo tutti scossi. Non permettiamo al dolore di parlare al nostro posto. » disse Restear cercando di calmarlo.
« No fratello, non è il dolore che mi fa parlare così. Sono in grado di dividere le emozioni dai miei obblighi e non faccio mai nessuna eccezzione, nemmeno in questo caso. Il nonno ci ha confidato questo segreto perché dobbiamo infrangere la maledizione postaci secoli fa. »
« Come fai a dire che sia una maledizione, forse è una coincidenza che la mamma e il nonno siano morti della stessa malattia. »
« No, non solo loro sono morti di tosse. Quando lei se ne è andato ho fatto delle ricerche, volevo sapere il nome del suo male ed ho riscontrato che ogni membro della nostra famiglia che ha il sangue di Gern è morto della stessa tosse. Ho pensato ad un fattore ereditario, un difetto del corpo, ma Iluna non è morto di questa malattia e nemmeno sua moglie è morta di tosse. Solo i figli di Gern sono stati colpiti della tosse, solo con la rivelazione del nonno sono riuscito a mettere insieme i frammenti della vetrata che è la nostra famiglia. La voce è un dono ed un'arma. »
Con queste parole Serel terminò la conversazione, sapevano la sua opinione adesso dovevano decidere da soli, ma in cuor suo sperare che fossero tutti d'accordo sulla partenza verso Occidente.
Lentamente il sole svanì dal cielo, lasciando solo le stelle ed una timida luna, quella sarebbe stata la Notte Più Breve e nessuno partiva quel giorno, nessuno raccoglieva i frutti, nessuno sperava che lo figlio nascesse quel giorno. La Notte Più Breve era la giornata in cui le Voci decidevano di scendere sulla terra e portare discordia e malattie, al calar del sole tutte le case erano già immerse nel silenzio ed ogni persona era nel proprio giaciglio tremante di paura, tutti tranne Restear, che a quelle favole non aveva mai creduto.
Il giovane era chino su un libro nel suo studio, la tenue luce della lampada ad olio rischiarava il suo viso pensoso, un tempo la sua pelle era stata bianca come il marmo, nemmeno la giornata di sole più calda poteva inscurirla, con il tempo però si era fatta più rosata sino a sembrare sabbia. Gli occhi del color fuoco leggevano con avidità l'albero genealogico della Stirpe di Gern, la pergamena era vecchia ma il tempo non l'aveva logorata, si leggevano distintamente tutti i nomi degli antenati, da Gern il Saggio, capostipite della Stirpe, sino a Orenar il Gabbiano, primo uomo che arrivò sino alle Isole d'Oriente, lesse perfino il nome di Iluna II, figlio illegittimo di Relo il Forgiatore. C'erano tutti, con gli occhi scese ai rami più bassi e lesse:
Feya la Dolce figlia di Heran il Buono e di Nemies della Stirpe degli Alendor, sposa di Letios figlio di Gon della Casa dei Carpentieri.
Rilesse quei due nomi varie volte e le immagine dei suoi genitori comparvero nella sua mente sbiadite, consumate dal tempo. Il viso di sua madre non era altro che un mero ricordo, il suo profumo un'illusione e la voce di suono padre un'eco lontana, li stava dimenticando solo una pergamena li avrebbe ricordati.
« Vorrei che fossero ancora qui con noi... » sussurrò alla notte.
La lampada si spense di colpo, il buio assoluto calò nello studio di Restear, fuori le stelle si erano nascoste dietro le nubi per paure o per rispetto. Le imposte aperte cominciarono a sbattere freneticamente, ma non c'era un alito di vento eppure Restear aveva freddo, un freddo che proveniva da dentro.
« Che cosa desideri? » si sentì chiedere da dietro.
Il giovane si voltò, ma solo il buio ed un'irrequietudine lo accolsero.
« Chi c'è? » chiese con la voce strozzata dalla paura. « Kerel se è uno scherzo non è divertente. »
« Che cosa desideri? » ripeté la voce.
« Chi c'è? »
« Che cosa desideri? » chiesero ora in due.
« Che cosa siete? »
Silenzio, poi una moltitudine di voci esplosero nella sua testa, tutte ponevano la stessa domanda.
Restear cadde in ginocchio con le mani sulle orecchie.
« Tacete, tacete! » ripeteva disperatamente.
« Figlio di Gern, che cosa desideri? » chiese più forte una Voce.
« Io voglio... »
« Non rispondere fratello! » disse la voce imponente di Serel. « Non rispondere! »
Due occhi più scuri della notte fissarono con odio il ragazzo.
« Che cosa desideri? » chiese la Voce avidamente.
« Che cosa è desiderare? Che cosa è volere? Rispondi Voce! »
Silenzio.
« Perché adesso taci, quando prima fremevi nel parlare, perché hai smesso? »
Silenzio.
« Ora io chiedo a te Voce, che cosa desideri? »
Gli occhi di notte si fecero ancora più scuri, poi lampeggiarono rossi di rabbia e la casa tremò, un vaso di ceramica si ruppe in mille pezzi e le vetrate esplosero per la sua furia, infine tutto si placò e nella notte tornò a regnare il silenzio.
« Andiamo a dormire fratello. » disse Serel dolcemente avvicinandosi al corpo terrorizzato di Restear.
Restear fece un sonno inquieto, sognò di essere nel suo studio e delle creature abominevoli lo stavano fissando affamate, fece per scacciarle, ma queste lanciarono le loro lingue fameliche contro il suo braccio, il loro tocco bruciò la sua carne e delle risatine sadiche seguirono le sue grida di dolore. Lentamente si avvicinarono a lui, rovesciarono il tavolo che li separava e gli saltarono addosso, il ragazzo si svegliò prima di vedere la sua fine. La testa gli doleva e le forze lo avevano abbandonato, cercò di alzarsi dal letto, ma un senso di vertigine lo costrinse a stendersi di nuovo, voltò la testa alla sua destra e vide suo fratello Serel addormentato su un lato del letto, aveva vegliato su di lui per tutta la notte e solo all'alba si era concesso un momento di tregua.
« Dormi fratello. » sussurrò Restear.
Il volto di Serel era sereno, i capelli castani si arruffavano sul capo e gli occhi ambrati, chiazzati di verde, erano chiusi. La pella scura, ereditata dal padre, era liscia come la seta, ma fredda come il ghiaccio, nessun raggio di sole riusciva a scaldarla, per questo motivo i suoi coetanei lo canzonavano chiamandolo Ghiacciolo e del ghiaccio Serel aveva anche il carattere. In ogni situazione riusciva a mantenere il sangue freddo, come in quella notte in cui aveva scacciato le Voci con una semplice domanda. Il ragazzo viveva di una logica spietata, ma era in grado di parlare anche con il cuore e quelli erano i momenti più preziosi. Restear lo accarezzò leggermente sul capo, Serel si svegliò con un leggero sbadiglio, pareva un cucciolo di lupo, si guardò attorno spaesato, poi la sua mente riscostruì gli avvenimenti della notte scorsa.
« Stai bene fratello? » fu la prima cosa che chiese.
« Sì. » rispose Restear con un sorriso idiota stampato sul volto. « Solo che ho un po' di vertigini e ho fatto un incubo terribile. »
« Racconta. » lo esortò il fratellino.
Così Restear disse a Serel ciò che ricordava del sogno, erano frammenti sparsi, perchè più cercava di portarlo alla luce più questo svaniva nel nulla, come se cercasse di raccogliere l'acqua con una rete, ma il ragazzo lo ascoltò assorto, riflettendo su ogni su parola cercando di capire il significato nascosto di quell'incubo.
« Questo è tutto quello che ricordo. » concluse Restear.
Serel rimase in silenzio.
« Che cosa ne pensi fratello? »
« Dobbiamo andarcene al più presto da questa casa, anzi da questa terra. »
Restear lo guardò perplesso.
« Dove vorresti andare? »
« Ad Occidente. » rispose secco.
« Perchè? »
« Ne parleremo più tardi. La voce è un dono ed un'arma. »
Restear tacque sapendo che non sarebbe riuscito ad avere altro dal fratello per il momento così chiuse gli occhi e si addormentò.

Una goccia di sangue intinse di rosso il frammento di vetro nella mano del ragazzo.
« Ahi! » gemette.
« Kerel lascia stare i pezzi di vetro e vieni a darmi una mano a spazzare. » lo rimbeccò la donna.
« Subito sorella, ne raccolgo alcuni poi vengo. »
Livrea sbuffò spazientita, suo fratello Kerel era l'opposto di Serel, come potevano due gemelli essere tanto diversi.
D'aspetto erano identici, entrambi avevano i capelli castani sempre in disordine, avevano gli stessi occhi e la pelle dello stesso colore, erano alti uguali ed avevano lo stesso timbro di voce, ma la somiglianza era solo fisica. Kerel era ciarliero come Serel era taciturno, si eccitava per ogni cosa, era sempre in cerca di guai, se non fosse stato per il fisico avrebbe pensato che fosse un bambino di sei anni. Quella mattina era però particolarmente silenzioso, quando era entrato nello studio di Restear si era completamente ammutolito, il suo carattere gaio si era spento come una fiamma muore sotto la sabbia, i suoi occhi si erano riempiti di paura, come se avessero visto qualche mostro, ma alla luce del mattino non c'era niente di pericoloso, se non delle finestre rotte ed un vaso di ceramica in frantumi sul pavimento.
« Livrea, sorella, è successo qualcosa sta notte nello studio. » disse serio Kerel.
« Non lo so... io vedo solo un vaso rotto ed un ragazzo pigrone che non aiuta a pulire. » scherzò la donna.
« Dico sul serio, qui è successo qualcosa di grave e terribile. »
Il tono in cui lo disse fece rabbrividire Livrea.
« Da quanto parli come tuo fratello Serel? Che cosa dici, qui non è successo niente. »
« Ti sbagli sorella. » la corresse Serel entrando silenziosamente nello studio. « Kerel ha ragione, è successo qualcosa di terribile in questo studio e non solo. »
Ora Livrea era davvero irrequieta, la scopa tremava nelle sue mani e un coccio di ceramica le ferì la mano, il sangue sgorgò lento dal palmo.
« Che cosa state dicendo voi due. » disse mentre andava in cucina a prendere una benda per la mano.
« Ieri notte nostro fratello Restear è stato attaccato dalle Voci. »
Kerel si voltò spaventato verso il suo gemello, mentre la garza sfuggi dalle mani di Livrea che emise un gemito di terrore, ma subito cercò di mantenere la calma.
« Serel non dire sciocchezze... le Voci non esistono... sono solo leggende. »
« E non è forse vero che le leggende hanno un fondo di verità? » chiese duro.
« Che cosa centra in questo momento? Le Voci non esistono e basta, smettetela con questi discorsi lugubri. »
« Ma sorella... » cercò di dire Kerel.
« Andate via, non mi siete d'aiuto! » gridò isterica la sorella.
I due gemelli uscirono dalla cucina lasciando Livrea solo con la sua paura.
« Serel, pensi che ci seguiranno? »
« No Kerel, dovremmo andarcene ad Occidente da soli. Restear è stato colpito dall'anatema e Livrea è ormai impazzita da settimane, solo il nonno le teneva lontane. Ora che è morto nessuno le potrà allontanare, ieri ne è stato un esempio. I loro attacchi si faranno più forti e duri. Fratello dobbiamo andarcene da queste terre non siamo mai stati i benvenuti, i figli di Gern verranno uccisi tutti se continueranno a vivere qui. »
« Quindi dobbiamo abbandonare la nostra famiglia? Il nonno non avrebbe voluto. »
« Lo so, ma se cercassimo di portarli con noi si ucciderebbero durante il viaggio, possiamo solo sperare che... »
Un grido interuppe Serel.
« Questo è Restear. »
« Facciamo in fretta. Livrea! Restear è in pericolo! » urlò Serel.
I due gemelli salirono di corsa le scale, ma quando arrivarono era troppo tardi, Restear penzolava dal soffitto, attorno al suo collo c'era il lenzuolo del letto, nella stanza si udiva la risata isterica di una donna. In un angolo della camera c'era Livrea con le gambe cinte dalle braccia, la donna si dondolava costantemente. Aveva uno squarcio profondo sul volto che le deturpava il lato sinistro del viso, il sangue macchiava le sue vesti ed un coltello da cucina.
« Che diavolo è successo? » gridò Kerel.
Il ragazzo corse verso il corpo di sua sorella, ma Serel lo bloccò.
« Che cosa fai fratello, non vedi che cosa è successo! »
« Sì, Restear è stato ucciso come nostra sorella. » disse sommesso Serel.
« No Livrea è ancora viva, è solo sconvolta. »
« Fermo ti ho detto! Quella non è nostra sorella, non è vero Voce? »
Una risata pazza squarciò la mattina.
« Rispondi Voce, non hai forse ucciso nostra sorella Livrea, poi ne hai assunto le sembianze e hai impiccato nostro fratello Restear? »
La Voce-Livrea si alzò dal suo angolino, la luce del sole scioglieva lentamente l'illusione che la creatura aveva creato sino a mostrare il suo vero aspetto. Un'ombra nera informe con due occhi roventi si avvicinarono ai due gemelli.
« Kerel non parlare e non guardarla se vuoi vivere. »
Il fratello annuì
Serel alzò gli occhi sul nemico, il suo sguardo di fuoco rimase per qualche istante ad osservarlo poi disse:
« Voce tu già conosci i nostri nomi, ora dicci il tuo. »
La creatura lo fissò perplesso, la sua luce rossa calò per un istante.
« Perchè dovrei? » chiese la sua voce metallica dell'ombra.
« Perchè te lo chiedo io. » rispose in tono imperativo il ragazzo.
« E tu chi saresti? »
« Non fare domande inutili, già sai chi siamo. Ti ordino di dirmi il tuo nome Voce! »
L'ombra rimase affascinata dalla freddezza del fanciullo, forse fu per questo che si rivelò.
« Io sono Terner Uomo Ombra. » rispose.
« Terner. Perchè hai ucciso la nostra famiglia? » chiese Serel.
« Perchè Gern ha tradito la mia di famiglia, uccidendo sua madre, mia figlia. Per questo voglio che soffriate come io ho sofferto, io vivrò per sempre e quindi la mia maledizione sarà eterna. » rispose adirato Terner.
Serel fece un cenno impercettibile a Kerel, il fratello si dileguò.
« Terner pensi che Gern fosse consapevole delle sue azioni? »
« Sì, già nel ventre di sua madre progettava di ucciderla. »
Il ragazzo arretrò lentamente di un passo.
« Allora perchè lo hai lasciato nascere? »
« Perchè mia figlia pensava che sarebbe cambiato, non come i suoi fratelli. »
Di cosa parla questa Voce?, si chiese Serel.
« Perché, cosa facevano i fratelli di Gern? »
Il volto oscuro di Terner si corrugò, stava cercando di pensare ad un'era aldilà del tempo, molti dei suoi ricordi erano sfocati, ma quelli riguardanti Gern erano sempre vividi.
« Sono diventati dei mostri, uccidevano Uomini Ombra ed essere umani indistintamente, per questo li abbiamo fatti sparire. » rispose con un ghigno sul volto, i suoi denti bianchi da lupo risaltavano minacciosamente sul nero assoluto della sua pelle.
« E che cosa ha fatto Gern, è diventato un mostro? » chiese curioso Serel mentre continuava la sua lenta ritirata.
« Sì lo divenne. Era troppo forte e noi non potemmo sconfiggerlo, uccise con la sua parola molti di noi, era giovane ed inarrestabile ma, quando divenne vecchio, potemmo maledirlo senza problemi. Abbiamo così condannato lui e la sua progenie, ma questo lo sai già. »
« È stato un piacere parlarti Terner. » Serel aveva raggiunto la porta e stava per attivare uno dei congegni del nonno contro le Voci, ma prima di andarsene voleva essere sicuro di una cosa. « Un'ultima domanda, poi potrai uccidermi. La tua maledizione funziona anche in Occidente? »
Terner si fermò per pensare, non si accorse del trucco del ragazzo perchè era troppo assorto nelle sue riflessioni e dominato dalla sua rabbia.
« Oltre l'Oceano tutto il nostro operato cambia, così cambierà la maledizione, quindi la maledizione non funziona ad Occidente, ma tu non ci arriverai. »
« Grazie. » disse Serel uscendo dalla porta della camera di Restear.
Terner fece per bloccarlo, ma una forza lo bloccò su posto.
« Che cosa hai fatto Uomo? »
« Io niente, è un ricordo del mio caro nonno. Questa porta come quelle in tutta la casa sono state costruite con un minerale speciale che tiene lontano le creature come voi quando viene attivato. Il suo potere è massimo di giorno, forse stanotte potrai fuggire, ma a quell'ora noi saremo già in alto mare e tu non potrai raggiungerci. Addio Terner, non dubitare che ci vendicheremo di te e della tua razza. »
Serel chiuse la porta della stanza dalla quale provenì un urlo disumano che lo avrebbe accompagnato in ogni suo sogno, il ragazzo corse velocemente alla spiaggia dove c'era suo fratello che lo aspettava. Partirono con la marea e non tornarono mai più a casa.

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